Le buste paga in Italia sono sempre più magre

La questione salariale in Italia è sempre più evidente. Nel nostro Paese gli stipendi sono sempre più magri e di conseguenza l’inflazione, anche se viaggia su livelli molto più bassi rispetto ad un tempo, sta erodendo anno dopo anno il loro valore d’acquisto, mettendo in difficoltà molti bilanci familiari.

Una caratteristica che non riguarda solo i lavoratori scarsamente qualificati, ma anche chi può vantare un titolo di studio elevato, come del resto testimoniato da un report pubblicato da AlmaLaurea, tanto che ormai molti giovani decidono di lasciare l’Italia e recarsi all’estero, ove una laurea può far guadagnare molto di più. A cinque anni dalla laurea, infatti, chi lavora all’estero dopo aver preso il titolo di studio in Italia, percepisce in media 2.266 euro mensili netti di stipendio rispetto ai 1.407 euro di chi è rimasto, con una differenza del 61%.

Si tratta di un dato abbastanza clamoroso che spiega perché siano sempre di più i giovani italiani che se ne vanno, riprendendo le rotte dell’emigrazione intraprese nei secoli passati dai loro avi. Un dato sul quale la politica italiana dovrebbe iniziare a riflettere.

 

I prestiti senza busta paga

 

Per chi rimane, quindi, la busta paga continua ad essere un cruccio non da poco, per la sua inadeguatezza. A parziale consolazione di questi lavoratori, va peraltro sottolineato come averne una rimanga tuttora un sogno per milioni di nostri connazionali costretti a districarsi tra lavoro in nero, precariato e lavori atipici.

La mancanza di una busta paga, peraltro, rischia di rivelarsi un ulteriore fardello, considerato come ad esempio proprio essa costituisca la garanzia più solida cui appoggiarsi nella richiesta di prestiti.

E’ possibile reperire prestiti senza busta paga? Sicuramente sì, ma per farlo è necessario riuscire a produrre garanzie alternative, in grado di rassicurare la controparte sull’effettiva possibilità del richiedente di ripagare il debito contratto.

Tra le possibili garanzie possono essere annoverati ad esempio bonifici continui come quelli che possono derivare dall’affitto di un immobile o dai pagamenti effettuati dalla committenza per lavori a termine. Inoltre si può provare la strada del garante, ovvero di una figura di sostegno disposta a condividere il rischio del piano di rientro e subentrare al contraente principale in caso esso non fosse più in grado di farlo.


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